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IN ATTESA DEL FAVOLOSO FILMATO UFFICIALE DEI 4 CAMPEGGI GMI, VI PRESENTIAMO IL VIDEO PROMOZIONALE DELLA SEZIONE DI BOLOGNA...BUONA VISIONE INCHALLAH!!!ISLAM, QUESTIONE DI SUSCETTIBILITA': SE NON TOGLI IL VELO, NON PUOI PARLARE!
22 Gennaio 2010. La “Giornata della legalità” in cui non è legale presentare se stessi liberamente. Una questione di suscettibilita'. Sopratutto le parole di una ragazzina di 12 anni, occhi vivaci con il suo velo rosa. Cittadina venuta a dimostrare con le parole e fisicamente il clima di tolleranza del suo paesino. Ma non tutto il mondo è paese. L'Islam non è di casa, quindi vietato mostrarlo pubblicamente. Durante il viaggio, la probabile emozione di Fatima nel dover parlare in pubblico viene interrotta in un attimo. Squilla il cellulare. Squilla di nuovo. Almeno per cinque volte. Si parla di pressioni dal ministero degli interni. Chissà che dispiacere avrebbero provato certi soggetti. Immaginate la rabbia nei loro cuori sbarrati da un fazzoletto verde nel vedere il sorriso innocente di Fatima. Suscettibili si dovrebbe essere davanti alle parole d'odio del verde bile. Medesima situazione del bambino francese di nome Islam il quale volendo partecipare ad un quiz televisivo, gli venne chiesto di essere presentato con un altro nome. Basta che mettiamo un Sufian o Mohamed, ma ISLAM NO. La madre del bambino mostrò grande dignità allo stesso modo della fierezza mostrata da Fatima: “Mi hanno chiesto di toglierlo, ma io non ho voluto. Ho deciso così perché non possono esser loro a scegliere cosa posso o non posso fare. Anche perché io porto il velo per motivi religiosi. E poi è vergognoso che uno si tolga il velo così, davanti a tutti. Se chiedi alle mie compagne di togliersi la maglia non è vergognoso? Io penso che non è giusto e che ognuno è libero di fare come gli pare». Esemplare la reazione del Sindaco del comune calabrese, nell'accusare I responsabili di quest'infamia contro una ragazzina. Sempre più raro esempio di sincerità nel mondo della classe politica. Abbiamo ascoltato ed ascoltiamo belle parole, come quelle del Ministro dell'Istruzione che afferma “....occorre privilegiare la cultura della reciprocità e del confronto”, ma non ci interessano i discorsi preconfezionati, l'importante sono i fatti. Fatima è l'esempio di noi giovani musulmani, parte di questo paese, e parte del futuro di questa Italia. Nuovi cittadini prodotto di varie culture, al cui centro c'è la cultura italiana, ma che non negano la loro fede e le loro origini. Si chiede integrazione, noi domandiamo equità e rispetto. Vediamo disguaglianza e discriminazione, gridiamo vergogna!! RAI 1 A "TV7" NURA GMI
CANALE 5 "TERRA" INTERVISTA DELLE GIOVANI MUSULMANE E LE LORO FAMIGLIE
Intervista a Sara AMZIL (Giovani Musulmani d'Italia) Corriere della Sera ![]() Sara Amzil, 22 anni, nata in Marocco, ma a Torino da quando aveva due anni. Da tre si è trasferita a Milano, dove ha sposato Omar, italo-egiziano, musulmano come lei. «Lui è un vero 'polentone', con questo mito della città. Durante le feste litighiamo sempre se stare a Milano dai suoi o a Torino dai miei». Preferisce definirsi «inserita ». «Integrata mi fa pensare che ho dovuto cambiare qualcosa. Mi piace credere di aver arricchito la comunità in cui sono cresciuta ». Sara indossa il velo. «E sono contenta, mi fa sentire più vicina a Dio». Non ha ancora la nostra cittadinanza. «Avevo fatto domanda un anno prima di sposarmi e ormai l’iter da seguire è quello. Omar è italiano, con le nozze avrei potuto fare più in fretta. Ecco, questo non ha senso per me. Sono cresciuta qui, parlo l’italiano, ho studiato nelle scuole pubbliche, conosco De André a memoria, cucino solo italiano: pennette con panna e funghi, gamberetti e zucchine, lasagne; i miei quasi se ne rattristano. Però non ho il diritto di voto. A un’altra straniera basta venire qui e sposarsi ed è tutto fatto». Sara studia Giurisprudenza alla Cattolica. «L’ho scelta perché è seria. Sì, ti chiedono il certificato di battesimo. Ma poi basta un nullaosta del centro pastorale ». Vorrebbe fare l’avvocato, magari penalista. «Però poi quando sento storie come quella del padre di Sanaa mi vengono i brividi. Non so se ce la farei a difenderlo». La meglio gioventù islamica si impegna, lavora, studia, cerca il proprio posto nel mondo, ha imparato ad amare la pizza, il calcio, la musica dei cantautori. |











Su Canale 5 nuova intervista a giovani musulmani, per spiegare quel legame così profondo che lega madri e figlie e per trasmettere l'Islam per quello che è veramente: una religione di pace, che ha nel dialogo e nel rispetto reciproco le proprie basi fondanti.